Covid: le ultimissime scoperte della scienza

Pubblicato il 26/04/2021 - Nella categoria Le ultime notizie di salute a cura di FarmacistiConTe

Il mondo scientifico continua la sua ricerca di cure innovative per contrastare la malattia da SARS-Cov 2, che in un solo anno ha causato oltre due milioni di morti in tutto il mondo.

Le ricerche scientifiche per combattere la pandemia da Covid-19 si sono focalizzate principalmente su due fronti, quello dell’immunizzazione tramite vaccini tradizionali o con nuove tecnologie e quello della ricerca di trattamenti specifici per curare l’infezione.

Terapie Un nuovo composto per la cura del Covid-19

Ad oggi, infatti tutte le terapie utilizzate contro la malattia Covid-19, si sono basate su trattamenti farmacologici off-label, ovvero farmaci studiati per altre patologie virali, ma che hanno dimostrato un certa efficacia anche nell’infezione da Sars-Cov 2.

Secondo un’equipe di ricercatori italiani, statunitensi, canadesi e francesi, è possibile intrappolare il virus, impedendogli di uscire dalle cellule infettate e quindi diffondersi in tutti i tessuti del corpo, grazie ad un composto naturale, chiamato I3C (Indolo Carbinolo), che nei primi test in vitro, ha dimostrato la capacità di inibire l’attività degli enzimi che il virus utilizza per migrare nei tessuti.

Gli enzimi in questione si chiamano E3-ubiquitin ligasi, questi vengono utilizzati dal coronavirus per uscire dalle cellule infettate e diffondersi nell’intero organismo. E’ stato osservato che queste ligasi sono espresse in grande quantità nei polmoni dei pazienti Covid. La ricerca in esame ha dimostrato, durante i test in vitro, che I3C blocca il sopracitato processo di migrazione e quindi candiderebbe il composto ad essere usato come antivirale da solo o in combinazione con altre terapie. Questo, non solo consentirebbe di evitare ai pazienti prognosi estremamente gravi per via dell’infezione, ma aiuterebbe tutte quelle persone che per qualche motivo non possono essere vaccinate.

Vaccini e varianti: possibili limiti

Inoltre, è di fondamentale importanza avere “più opzioni” di trattamento, in quanto, come abbiamo appurato in questi mesi, questo virus si è dimostrato molto dinamico e mutevole, come d’altronde tutti i coronavirus, quindi i vaccini che ora sono efficaci contro l'infezione, quasi sicuramente, potrebbero non esserlo in futuro.

Nei prossimi mesi gli autori della ricerca pubblicata sulla rivista Cell Death & Disease (Nature), valuteranno se I3C possa essere l’arma di cui l’umanità ha bisogno per sconfiggere questo virus, inoltre, riferiscono i ricercatori, sarà importante capire se questo composto possa anche ridurre le gravissime ripercussioni cliniche, che molti pazienti sperimentano dopo aver superato la fase acuta dell’infezione.

Coronavirus: il ruolo dell'agricoltura per le vaccinazioni

Il ruolo potenziale dell'agricoltura molecolare vegetale nella fornitura rapida e scalabile, di vaccini, di anticorpi per il rilevamento di virus, dell’immunoterapia passiva e di altre proteine ​​terapeutiche come nuova piattaforma di produzione farmaceutica, è quasi una novità a livello mondiale.

Soprattutto in questa situazione di emergenza, dovuta alla pandemia da Covid-19, è imperativo cercare di affiancare ai sistemi tradizionali questa soluzione, “potremmo ottenere le dosi di vaccino anti-Covid necessarie a soddisfare le esigenze del piano di vaccinazione nazionale in modo rapido, efficace e a costi contenuti”, spiega Chiara Lico ricercatrice biotecnologa, che insieme ai suoi colleghi di Enea, delle Università di Verona e Viterbo, Cnr e Iss hanno pubblicato – a metà dicembre 2020 – sulla rivista scientifica internazionale Frontiers in Plant Science uno studio dal titolo Plant Molecular Farming as a Strategy Against COVID-19 – The Italian Perspective.

Gli autori dello studio, credono che dalle piante non si possa solo produrre il vaccino, ma bensì, puntano a realizzare, anche, come già anticipato a produrre anticorpi per l’immunoterapia passiva e i reagenti necessari per i test Diagnostici.

La produzione vegetale del vaccino è intrinsecamente vantaggiosa, secondo i ricercatori, in primis, per via dei costi di realizzazione relativamente contenuti, infatti, secondo quanto riferito dal gruppo di ricercatori: “al posto di sofisticati biofermentatori – che servono per la coltura delle cellule di batterio, lievito, insetto, mammifero da cui si ricavano i vaccini – si utilizzano delle serre”.

In secondo luogo, i tempi di produzione e reazione all'aumento di richiesta, come durante una campagna vaccinale di massa come quella che stiamo vivendo, sono brevi. Infatti è stato dimostrato che una volta nota la sequenza virale, sono sufficienti 2 settimane per produrre la prima dose di vaccino.

Infine il terzo aspetto da considerare è la naturale biosicurezza di cui le piante godono, infatti esse non possono essere infettate da patogeni umani, ciò significa, che il rischio di contaminazione della filiera di produzione del farmaco, è praticamente nullo.

Vaccini Covid: come funzionano?

Come abbiamo già trattato nell’articolo Come scegliere tra i diversi vaccini contro il COVID-19, le modalità di produzione dei vaccini sono molteplici:

  • iniettare nel paziente il virus indebolito o inattivato completamente così che l’organismo avvii la risposta immunitaria, senza scatenare la malattia (es:Rosolia, Varicella, Parotite..).
  • Iniettare soltanto una componente del virus, definita antigene, di solito una proteina, come la proteina che riveste la superficie del coronavirus Spike, scatenando la risposta anticorpale, senza sviluppare la malattia (Epatite B, Papilloma Virus Umano…)
  • Iniettare il materiale genetico che una volta dentro l’organismo andrà a produrre la proteina che scatenerà la risposta immunitaria (Vaccini per il Covid-19 Astrazeneca, Pfizer e Moderna).

Cos'è il vaccino vegetale italiano

Il Vaccino “vegetale”, proposto dai ricercatori italiani, usa la seconda tecnica, ovvero quella di iniettare una particella del virus per scatenare la risposta immunitaria, le piante vengono “pilotate” geneticamente per esprimere la proteina d’interesse.

E’ importante evidenziare che questa modifica è solo temporanea, riferiscono i ricercatori, infatti riguarda solo le foglie, da cui viene estratto il materiale terapeutico, senza quindi alterare l’assetto genetico della pianta, cosicché la modifica non viene trasmessa neppure alla progenie, inoltre, questo tipo di coltura avviene interamente all’interno di serre, quindi nulla viene rilasciato all’ambiente.
Le proiezioni di questo ambizioso studio, suggeriscono l'importanza, degli investimenti nelle infrastrutture di agricoltura molecolare perché potrebbero fornire un valido approccio per qualsiasi paese, compreso il nostro, che cerca di migliorare e ha bisogno di non farsi cogliere impreparato a future ondate di COVID-19, di sue mutazioni e future malattie pandemiche.